Agroalimentare: export record

Le imprese dell’agroalimentare italiano dovranno muoversi in uno scenario più complesso, caratterizzato da un aumento dei prezzi degli input produttivi, in primis quelli energetici. E’ quanto rileva un’analisi della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, che spiega però come il settore gioverà della fase di riapertura post-pandemia.

Secondo lo studio l’Italia può contare su alcuni fattori di competitività, come la forza dei territori: sei Regioni italiane (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Sicilia, Puglia e Campania) sono tra le prime 15 in Europa a maggior valore aggiunto nel comparto agricolo. Poi ci sono diversificazione e biodiversità, dove l’Italia supera tutti con il 75% del vigneto nazionale coperto da oltre 80 vitigni, numero di gran lunga superiore rispetto ai due principali competitor, Francia e Spagna, che ne contano meno di 15. Il nostro Paese, inoltre, può vantare 876 certificazioni Dop/Igp (seconda la Francia con 750 certificazioni).

Nel primo trimestre 2022 le esportazioni agroalimentari hanno fatto segnare un nuovo record, dopo aver raggiunto il massimo storico di 52 miliardi in valore nel 2021. Tuttavia occorrerà puntare su un mix articolato di priorità: intensificazione dei rapporti di filiera, investimenti in capitale umano e innovazioni in ottica Agricoltura 4.0. Fondamentali, contro i cambiamenti climatici, gli investimenti in innovazione e agricoltura di precisione, oltre che per venire incontro a una richiesta di prodotti sempre più biologici e sostenibili. (ANSA).